I bambini di oggi? UNA GENERAZIONE IN CRISI ed è RESPONSABILITA’ DI TUTTI. ANCHE DEL PANETTIERE.

La situazione pare esser diventata davvero allarmante. I bambini non sono più quelli di una volta. Per sfortuna o menomale, dipende dai punti di vista.
Ma è davvero diventata una questione sociale che si legge in più siti, quotidiani e a cui fanno riferimento tanti approfondimenti di illustri pedagogisti e psicologi. I bambini sono cambiati a causa di adulti che non sanno fare più gli adulti, le guide.
Oggi ho letto un articolo che ha destato la mia attenzione e che trovo, nella sua semplicità, tanto chiaro ed esaustivo sugli approcci “dannosi” di noi adulti al mondo infantile.
Insomma, se è scontato che il mondo di domani sarà guidato e vissuto dai bambini di oggi, mi sembra chiara la responsabilità di cui ogni adulto dovrebbe farsi carico nel voler capire, leggere, interpretare e modificare i segnali che la fotografia della situazione infantile attuale ci regala.
E’ un articolo tratto dal libro “Facciamola finita!”,( Mandragora 2011) di Paolo Sarti, pediatra fiorentino.

Lo allego per condividerlo con voi

“Niente regole, niente limiti e niente imposizioni naturalmente, secondo i canoni della più libertaria delle pedagogie: tutto concordato, vagliato e deciso con loro e a loro subordinato. Tutto finisce così per delinearsi e strutturarsi a stretta, angusta misura di bambino, lontano da ogni matura organizzazione e da ogni prospettiva adulta. Un mondo bambino viziato, carico di individualismo e di rumoroso protagonismo esibito. Un mondo statico, tutto basato sull’oggi, dove all’adulto è concesso solo di fare da spettatore e, naturalmente, da servitore.”

“Ai genitori spetta il compito di dare delle regole

Con i genitori annientati in una pseudo-democraticità decisionale che vede i bambini costretti a decidere al posto loro, costretti ad assumersi responsabilità operative che invece sarebbero e dovrebbero rimanere tutte e solo dell’adulto. Falsamente democratici, scarichiamo sui bambini l’obbligo che avremmo come adulti di decidere con appropriatezza e lungimiranza. E lo facciamo non per rispetto del bambino ma per paura di non saper sostenere la sua reazione se contrariato dalla nostra decisione.” 


Abbiamo capito adulti? Genitori ma anche nonni, zii, e perfino lattai e panettieri?
Tutti abbiamo il dovere di riflettere su come educare le generazioni di oggi che guideranno il domani.
Sono assolutamente d’accordo con il Dott. Sarti soprattutto sulla urgente necessità di una ritrovata capacità di stabilire regole e saperle fare rispettare.

Molto spesso, frequentando tante famiglie, ho la sensazione (ma purtroppo non è solo una sensazione) che i genitori, o i nonni, o le tate, si rivolgano ai bambini di cui si prendono cura con un tono di supplica, facendo precedere le richieste al bambino da mille “per favore”, “fammi un piacere”, “dai ti prego”, e da una delle espressioni più terribili “se ubbidisci andiamo in edicola e ti compro un regalino!”….

L’attuale orientamento pedagogico nato sull’onda di un atteggiamento sociale fuorviante e non su approfondimenti accademici fa pensare più a una “ritirata”, battuta a gambe levate, nei confronti di un ruolo, quello educativo, troppo importante e , sì, decisamente difficile per cedere all’insicurezza delle “adulte menti”.
Dobbiamo fare qualcosa, tutti, giorno dopo giorno (a casa, a scuola , in palestra, in gelateria e perfino in panetteria!) per limitare i danni che solo il futuro rivelerà taglienti e spietati e che saranno i sicuri effetti di un carico decisionale troppo pesante. Quello che stiamo affidando ai bambini.Noi. Oggi.

Aiutiamoli a crescere bene seguendo delle regole certe e rassicuranti. Regole precise, semplici, supportate da un tono deciso e sicuro, che non prevede ripensamenti o contrattazioni.

Facciamo gli adulti e lasciamo a loro il ruolo di bambini.

Lo dice Laura bhu-m.

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  1. Beat scrive:

    Sto combattendo proprio ultimamente con le persone che abbiamo intorno (tra cui i magnifici e insostituibili nonni) perché tutti riescano ad aiutarci nell'educare il nostro piccoletto. Passando molto tempo con i nonni, per esempio (dove il “daiii ti pregoooo” per loro è all'ordine del giorno), se mi remano contro in quest'impresa è finita, il gioco è chiuso. Al piccolo, già confuso di suo (com'è normale), basta poco per confondersi, per non capire più cosa può fare e cosa no, fin dove può spingersi e quali sono i suoi limiti. Tra l'altro anche se la famiglia non lo facesse “soffrire” dentro una sorta di regole, lo farebbe pian piano la società e come si ritroverebbe se non lo avessimo preparato al punto giusto? Solo che spesso, troppo spesso, mi sento dire dai miei genitori che sono esagerata. E intanto giù a giocattoli e cene sul divano davanti alla tv pur di non farlo piangere. Solo a pensarci mi torna il mal di testa……..

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